5 gennaio 2005 17° 09' N Vento Mare Velocità Velatura
XIV° giorno di navigazione 050° 57' W 18 E 3 7 Kn randa + trinchetta
Eccolo di nuovo l’aliseo, finalmente. Oggi si corre senza dover neanche tirare fuori lo spi, infatti siamo solo con la randa piena e il genoa tangonato a farfalla, e corriamo a 6-8 nodi con il vento in fil di ruota precisi verso St. Martin. Non facciamo previsioni di arrivo, siamo troppo insignificanti per avere la presunzione di poter imporre qualcosa a questo grande oceano, ma sappiamo che i voli di ritorno sono ormai persi. Ma a questo ci penseremo una volta a destinazione, da qui non possiamo farci nulla. Altra variabile che non era stata prevista è cosa dobbiamo fare della barca. Il progetto originale prevedeva di lasciarla in una rada davanti alla casa di Cristelle, un'amica di Franco, ma dopo tutti i problemi che abbiamo avuto, è necessario portarla in cantiere per farle una serie di lavori importanti. Quindi bisogna considerare anche i tempi per contattare il cantiere, per il disarmo, e per tutto ciò che è correlato. Prevedo problemi a Milano, ma come ho detto prima, e come abbiamo imparato sulla nostra pelle, con il mare non si possono fare previsioni.


Con l’aliseo è tornato anche il rollio della barca. Ci stavamo quasi dimenticando come si fa a vivere con la verticale che è soltanto un’opinione. Per camminare, sia dentro che fuori, devi passare da un appiglio all’altro, ed è impensabile rimanere fermo in piedi se non ti tieni saldamente a qualcosa. Persino scrivere queste righe è penoso, e se non fossi al tavolo da carteggio con la cintura allacciata, e non tenessi il libro con la sinistra mentre scrivo, sarebbe impossibile tracciare le lettere.

Oggi non ho pescato, la ciurma comincia a essere stufa di tonno fresco, così mi hanno dato la possibilità di pescare, ma solo ai cinghiali. Infatti uno dei chiodi fissi che si sono creati per il momento del nostro ritorno è quello di una cena con pappardelle al cinghiale.
Un altro capriccio, soddisfabile a St. Martin, invece riguarda una fila di dieci panaché, belle, ghiacciate, saporite, da bere non appena si tocca terra. Non che la cantina di bordo non offra vini di ottima qualità, anzi, ma si sogna sempre quello che non si può avere. La cantina di bordo è veramente ben fornita di vini accumulati durante le tappe precedenti della crociera di Birba Blu. Spagna, Portogallo, Madeira e Canarie hanno riempito le sentine di vini di ottima qualità, scorta messa a dura prova dalla sete inesauribile dell’equipaggio.
Visto che oggi non abbiamo avuto nessun tipo di emergenza, ci siamo dedicati al “Baker’s Day”. Abbiamo preparato un chilo e passa di focaccia e addirittura una crostata. A stasera il festino per gustare il frutto del nostro forno.
La vita di bordo scorre tranquilla e ormai ben rodata, e la convivenza tra noi è serena ma è solo da poco che abbiamo trovato un meccanismo che regoli i turni di guardia.
Durante la giornata non vi sono turni ufficiali di guardia, tanto siamo sempre fuori, e c’è sempre equipaggio a sufficienza per qualsiasi manovra.

Per la notte fino a poco fa ci spartivamo alla sera stessa le guardie. Una guardia ha una durata che varia dalle 2 alle 3 ore, a seconda di quante persone “sane” ci sono disponibili, e l’insieme delle guardie deve coprire dalle 21- 22 di sera fino al risveglio dei primi al mattino. Ora, invece di definirli a caso giorno per giorno, stiamo cercando di applicare turni a rotazione in modo che a una persona non capitino sempre gli stessi orari.
A me, anche fare sempre il turno di metà notte, che è considerato il più duro, non dà fastidio, anzi. La guardia notturna è l’unico momento in cui ritrovi una parentesi di interiorità tutta tua. Durante il giorno sei sempre con qualcuno, chiacchieri, scherzi, lavori, ma è durante la notte che ti ritrovi con te stesso e pensi a ruota libera.

Ripassi la giornata con i suoi avvenimenti, guardi le stelle che sono in una posizione così strana qui, ti crogioli nella scia di una luna così luminosa che sembra un lampione. E in tutto questo devi controllare che non passino navi (!) e che le vele siano bordate a segno. Quindi rimane un mucchio di tempo per pensare ai massimi sistemi, al menu del giorno dopo, o semplicemente a quanto sei felice di essere lì in quel momento. E quindi è bello farsi avvolgere dalla notte tropicale, e cullare dalle onde d’argento che arrivano da poppa. Non lo nascondo, ogni tanto ci scappa anche un pisolino, ma in fondo abbiamo avvistato una nave e un’altra barca a vela in tutto l’oceano, e chiudere gli occhi per cinque minuti ti rende ancora più beato per quello che stai vivendo.

Qui, nel ventre caldo della notte il tuo mondo comincia al pulpito di prua e termina con il timone a poppa, e sei felice perché è facile conoscere bene tutto il tuo mondo e prevedere ciò che può capitare. E pensi a quell’altro mondo, quello da cui sei scappato per qualche tempo, e ti rendi conto che non potrebbero esistere uno senza l’altro, e questo dell’oceano mare sarebbe molto meno affascinante senza il paragone dell’altro. La felicità sta nel carpire i momenti speciali, non nel cercare di protrarli all’infinito; tutto invecchia prima o poi.