30 dicembre 2004 17° 26' N Vento Mare Velocità Velatura
VIII° giorno di navigazione 039° 44' W 15 E Quasi calmo 7 Kn randa + genoa
E’ notte e il mare è un manto di velluto nero sotto questo incredibile cielo stellato. E’ stato il primo giorno di sole da quando siamo arrivati, e questa è la prima notte in cui non si pensa solo alla velocità e alle miglia percorse.
Questa è una notte in cui il mare è calmo, il vento caldo e debole, e lo spirito vaga oltre i limiti della nostra piccola isola in mezzo a questo grande mare. Seduto in prua, sotto di me si forma una grande ”V” fosforescente di una luminosità che prima mai avevo osservato. E’ l’unico segno che lasciamo al nostro passaggio, segno che scompare poco oltre la nostra poppa. E nulla meglio che la labilità di questa traccia rende la proporzione che c’è tra noi e questo sconfinato oceano che ci circonda.
Prima di partire pensavo che l’oceano fosse grande, ma non ero preparato a quanto sconfinato esso sia veramente. Sconfinato è un aggettivo che ne descrive la dimensione, ma in realtà bisognerebbe saper raccontare la placida potenza che si intuisce sotto la sua superficie, i venti che lo percorrono, le onde che ne increspano il manto superficiale e tutte quelle cose che fanno la differenza tra questo che è il Mare con la M maiuscola, e il mare a cui siamo abituati noi, privo del profondo respiro che si avverte qui.





Ma il morale è alto e nonostante l’impressionante serie di guasti e malfunzionamenti, l’obiettivo comune fa del nostro piccolo mondo un mondo forte.
All’inizio non ci conoscevamo e quindi era naturale una punta di diffidenza. Anzi no, non diffidenza ma piuttosto cautela, ad immergersi nella vita di bordo. D’altronde è naturale visto che vivere su una barca piccola e scomoda, in un regime dove non esiste la privacy e dove tutto è forzatamente in comune, ha bisogno di un periodo di adattamento.
Ma questa metamorfosi che ci sta trasformando da cinque sconosciuti in un equipaggio ben motivato e coeso é ormai in pieno svolgimento.





Come dicevo, oggi è stato il primo giorno di sole. Sembra incredibile, ma finora le giornate sono sempre state grigie, ed è addirittura caduta qualche goccia d’acqua. I primi giorni di navigazione sono stati impegnativi, con il mare abbastanza grosso e un vento deciso che ti obbligava comunque a stare con la cerata.
E invece oggi abbiamo finalmente visto le famose nuvolette da Aliseo, bianchi batuffoli di cotone che indicano la strada da seguire.
E il sole per asciugarsi le ossa, le cerate e le cuccette. Tutto questo favorisce decisamente il buonumore.










Sono contento di far parte di questa “bolla” che si muove attraverso questo deserto d’acqua, di rispettarne le regole e di essere parte attiva nel raggiungimento della meta.
Oggi è anche il primo giorno in cui si riesce a stare in piedi per più di qualche secondo senza doverti aggrappare a qualcosa. Infatti con l’onda lunga la barca rolla parecchio. Mediamente passi da +40 a -40 gradi in 5-8 secondi, e questo ti rende impossibile camminare senza fare Tarzan da un tientibene all’altro.

Per cucinare in queste condizioni bisogna sviluppare un’arte specifica, e devo dire che Franco per questo è molto bravo. Anche scrivere queste righe banali è uno sforzo notevole, e devo legarmi al tavolo da carteggio e cercare di seguire i movimenti della barca. E meno male che non soffro di mal di mare, altrimenti queste pagine sarebbero rimaste bianche. Tutto diventa difficile in queste condizioni, dal riempire un bicchiere d’acqua, al fare pipì, ma ci si abitua e con il tempo diviene naturale la condizione in cui non esiste il concetto di “fisso”. Io sono pieno di botte, tagli ed ecchimosi, e spero di imparare presto a muovermi con scioltezza, altrimenti arriverò in condizioni pietose alle Antille.




Altra giornata leggera . Al mattino, giusto per fare due passi, vado in testa d’albero. Il fatto è che ieri sera, al momento di ammainare lo yankee, lui non ha voluto saperne di scendere. Praticamente avevamo la vela di prua fissa, con il rolla fiocco rotto e con la drizza che per qualche ragione non ha più voglia di andare su e giù. La situazione è quanto meno imbarazzante: praticamente non ci possiamo fermare.

Per fortuna abbiamo ancora mezzo oceano davanti a noi, ma il continente americano si avvicina e tra non molto dovremo chiamare quelli del canale di Panama e dirgli di aprire tutto perché stiamo arrivando noi in velocità. In fondo anche la leggenda dell’olandese volante deve essere nata così, non gli scendeva una vela dallo strallo di prua, e da allora gira nei sette mari senza potersi mai fermare.

Per risolvere la spinosa situazione mi sono arrampicato sull’albero per cercare di sbloccare quella maledetta drizza.
Salire a riva non è difficile , la parte complicata è riuscire a stare attaccati.

Un monoscafo con un albero di 17 metri quando rolla sull’onda, si muove, e tanto. E tutto quello che è sull’albero viene violentemente agitato avanti e indietro. Quando guardi verso il basso, non c'è quasi mai la barca sotto di te, la trovi a destra o sinistra, mai dove dovrebbe essere.
L’esperienza è stata decisamente istruttiva: ho imparato che se vuoi vivere a lungo, sugli alberi devi farci salire gli altri. Soprattutto se sono oranghi.

Comunque, una volta sbrogliata la drizza sono finalmente tornato con i piedi vicino all’acqua. La vela scende, ma a metà si blocca ancora. Grazie a “vista d’aquila” Mario, si vede che la testa di una vite che tiene insieme il profilato sullo strallo di prua sporge, e quindi il tamburo dell’avvolgifiocco non passa. Siamo senza parole, la maledizione di Birba Blu ha colpito ancora.

Questa volta utilizziamo una tecnica diversa, più furba. Franco viene issato con il bansigo direttamente nel letto della vela. La sorpresa è che di queste viti che tengono il profilato, ne manca la maggior parte, e che quindi ci sono anche gradini e spessori che la ralinga deve superare. Comunque tutto viene messo a posto e Franco torna felice in barca. Finalmente lo yankee scende e al suo posto issiamo il genoa, e la barca riparte a 7 nodi.


Quello che è più scocciante è che oltre a perdere quasi una giornata fermi per riparazioni, d'ora in avanti non avremo la sicurezza che può dare un avvolgi fiocco, quindi per una riduzione di tela bisognerà chiamare sul ponte anche la guardia franca.

Oggi siamo arrivati a metà della nostra scorta di acqua potabile in bottiglia. Da oggi cominceremo a preparare le bottiglie d’acqua da bere con l’acqua dei serbatoi, con l’aggiunta di sali per renderne più gradevole il sapore.

Grazie ai collegamenti radio veniamo a conoscenza che Cristiano, davanti a noi, langue ancora in bonaccia, mentre Luigino, appena partito da Capo Verde, sta lottando in bolina ! Vento da NW! Proprio vero che quest’anno l’Aliseo è tutto matto.